A partire dal viaggio di Taiba e Robera ci siamo chiesti per quale motivo, secondo noi, le persone lasciano la propria casa

“Ma i viaggi dei miei genitori non erano viaggi qualsiasi, soprattutto quando le cose si sono messe un po’ maluccio con la polizia e siamo dovuti andare via dall’Etiopia: prima il papà, poi la mamma. Noi oromo, come gli altri etiopi, non possiamo viaggiare come ci pare sui treni e sugli aerei: quelli che comandano non ti fanno uscire dal paese, altrimenti, di sicuro, scapperebbero quasi tutti. Per andarsene, servono permessi speciali; è possibile averli solo con la corruzione, servono, cioè, molti soldi. Senza questi permessi, se la polizia ti trova, ti mette in prigione fino a non si sa quando, e poi ti rispedisce indietro.”
Leggendo le pagine de Gli amici nascosti abbiamo scoperto che viaggiare non è così facile per tutti. Abbiamo preso in mano i passaporti di diversi paesi del mondo, e giocando abbiamo imparato a capire che purtroppo avere un passaporto diverso significa anche avere possibilità diverse di muoversi per il mondo.

“Arrivati a Kufra, che è la prima città della Libia che si incontra dopo il deserto, non riuscivo a stare in piedi per la sete. Quando ho visto l’acqua, volevo tuffarci dentro la testa e berne cento litri, ma la mamma mi ha preso a schiaffi e mi ha spiegato che molte persone, facendo così, muoiono soffocate, perché quando si arriva dal deserto con la gola secca che non è più abituata all’acqua, bisogna bere molto, molto piano, un goccio piccolo per volta e aspettare. Una specie di tortura; però ogni goccio d’acqua è buonissimo e dopo non puoi più scordarti quanto è buona l’acqua”.