Il Viaggio

Il viaggio di Alagie, Taiba e Robera

Questo post è stato creato dalle bambine e i bambini della VA e della VC della scuola primaria Pisacane (IC Salacone)

L’opera disegnata dalla 5a e dalla 5c

Il viaggio in una pagina del libro

“Prima di partire, gli amici nascosti tra la gente hanno messo insieme tanti soldi, perché abbiamo dovuto pagare molti dollari a quei signori che guidano le macchine per il viaggio. Le macchine erano due Toyota fichissime, di quelle alte che possono camminare nel deserto. Abbiamo viaggiato per dodici giorni senza fermarci mai, neanche di notte. Nel deserto, le macchine vanno sempre almeno in coppia perché se una si rompe, l’altra può andare a cercare un meccanico o a chiedere aiuto. Non bisogna mai rimanere soli nel deserto; mamma dice che se rimani fermo nel deserto troppo tempo, ti secchi come un albero tagliato.
Il deserto è un posto fatto solo di sabbia e pietre e fa caldissimo; il sole ti brucia e la sabbia va dappertutto. Non puoi mai aprire bene gli occhi e devi sempre tenere qualcosa in testa e sulla bocca. Qualche volta vedevamo degli scheletri di persone che erano morte perché erano rimaste sole e tutti ripetevano che nel deserto non bisogna mai restare soli, perché nel Sahara le persone si seccano”.


E così, quando aveva solo diciassette anni, cioè solo sei anni di più di me oggi ,mia mamma ha lasciato per sempre il suo villaggio e la sua casa e si è messa in viaggio da sola. Quando ci penso, mi vengono i brividi.

Il viaggio di Alagie, Taiba e Robera

Un giorno è venuto in classe da noi Alagie, un amico ex studente di italiano di Luca, e noi gli abbiamo fatto molte domande sul suo viaggio, che era simile a quello che hanno fatto Taiba e Robera, i protagonisti del libro Gli amici nascosti.

Il viaggio di Alagie, Taiba e Robera è stato un viaggio molto complicato.
Alagie è scappato perché era pericoloso vivere in Gambia. infatti è andato in prigione molte volte.
Taiba invece è scappata dall’Etiopia perché la vita lì era molto ingiusta e perché così le avevano detto i genitori.  Quando è scappata aveva 17 anni.
Bisognava partire di notte perché altrimenti di giorno la polizia li vedeva e li arrestava.
Mi ha colpito quando Alagie è andato tre volte in prigione. E quando Robera non sapeva nuotare, e Taiba ha dovuto lasciare l’Etiopia a 17 anni perché non sopportava l’ingiustizia nel suo paese. E poi quando finalmente hanno superato il deserto e hanno preso la macchina e Robera voleva bere e mettere la faccia dentro l’acqua ma la mamma Taiba gli ha dato uno schiaffo per non farlo bere velocemente; perché non si poteva bere così, perché alcune persone bevendo così dopo dopo aver superato il deserto morivano soffocati. Allora, per non soffocarsi, si doveva bere piano piano, goccia dopo goccia.

Questa è la nostra chiacchierata con Alagie:

Nel deserto si procede sempre con almeno due macchine perché se una si rompe l’altra chiede aiuto. E nel deserto se resti per tanto tempo ti sechi come il legno. il deserto è un posto fatto solo di sabbia e di pietre e fa caldissimo. Nel deserto non si deve stare da soli.

In Italia Taiba e Robera sono sbarcati in una città chi si chiama Crotone, dove c’era gente che veniva da tutti le parti del mondo. C’è un posto fatto apposta per le persone che arrivano dal mare di nascosto e se entri una volta chi sei entrato non poi più uscire, come in Etiopia.

La cosa che mi ha colpito è che Robera ,arrivato a Kufra con sua mamma voleva bere litri e litri d’acqua ,ma non si doveva fare.

Mi ha colpito del viaggio di Taiba e Robera che c’erano più di 30 persone; è molto difficile stare in una macchina con 30 persone ,e le persone che stavano sopra il tetto pure per loro era molto difficile.

Che cos’è il viaggio per te:

Non so viaggiare ,quando viaggio ho un ansia enorme.

Per me viaggiare è una cosa molto difficile.

Per me viaggiare è bello.

Per me viaggiare è un sogno perché viaggiare è bellissimo, scoprire nuove città e scoprire cosa c’è in quel posto.

Viaggiare è un sogno.

Il viaggio degli amici nascosti

Gli amici uniti

Aiutare gli amici quando ne hanno bisogno

Questo post è stato creato dalle bambini e i bambini della VA e della VC della scuola primaria Pisacane (IC Salacone)

Gli amici a Khartoum

“Ma io e la mamma anche da soli non ce la cavavamo niente male, perché c’erano sempre gli amici nascosti tra la gente. Se chiudo gli occhi, posso ancora vederla, la strada polverosa dove abitavamo a Khartoum; stavo sempre fuori con i miei amici e a me piaceva tantissimo abitare lì. La strada era la nostra casa, ci conoscevamo tutti e dividevamo ogni cosa”.

 Chi sono gli amici nascosti tra la gente

Robera è nato a Khartoum, un posto dove il Nilo azzurro si unisce al Nilo bianco.

Gli amici nascosti erano il papà e la mamma di Robera che aiutavano gli Oromo a scappare dall’Etiopia.

Per noi gli amici nascosti sono le persone che aiutano quelli che scappano dalla guerra del proprio paese oppure quando vanno in un nuovo posto senza cibo, acqua, non hanno un posto dove dormire e non possono vedere la propria famiglia. Loro sono pronti, nascosti tra la gente, ad aiutare. Come adesso molti altri amici nascosti faranno. 

Un buon amico:

  • è affidabile
  • è fedele
  • è sincero
  • ti aiuta quando ne hai bisogno
  • ti deve volere bene
  • gioca insieme a te
  • è felice insieme a te

“Cinque sassi era sicuramente il mio gioco preferito e, crescendo, sono diventato un vero campione”.

Come si gioca ai cinque sassi?

Guarda il video tutorial!

Taiba, Robera e i ladri del deserto

Noi, davanti al coraggio

Con “Taiba gegh’-na”, che nella nostra lingua significa: Taiba coraggiosa

Questo post è stato creato dalle bambini e i bambini della VA e della VC della scuola primaria Pisacane (IC Salacone)

disegno di Claudia

“TAIBA GEGH-NA”.

In quel momento, mia madre si è trasformata per la prima volta: da piccola che è, è diventata enorme, grandissima, rossa in viso da far spavento, ha preso un grosso sasso e ha urlato contro gli autisti, così forte che tutti hanno pensato che mia mamma aveva il diavolo dentro e hanno avuto paura. Ma io sapevo che mia mamma non ha il diavolo dentro, è solo coraggiosa come una tigre.
Quando siamo stati di nuovo sul tetto tutti dicevano: “Taiba gegh’-na”, che nella nostra lingua significa: Taiba coraggiosa.

Ascolta qui

IL coraggio raccontato dalla quinta C

20220215_093154Tito: Mi ha colpito la persona che rischiava la vita per portare gli etiopi oltre il confine. Rischiava la vita per salvare delle persone, in cambio però voleva dei soldi. Gli etiopi dovevano pagare le persone per scappare dal proprio paese.
Per me il coraggio è quando qualcuno ti fa un’ingiustizia, tu ti arrabbi, cominci a strillare alla persona che ti ha fatto arrabbiare e qualche volta ci si mena anche. Il coraggio è anche quando hai paura di essere sottomesso e ti ribelli.

WhatsApp Image 2022-03-01 at 10.21.53 (3)Marinel: Dicevano che Taiba aveva il diavolo dentro. Ma non era vero. Dentro aveva rabbia e paura. Era arrabbiata perché volevano toglierle altri soldi. E aveva paura perché era nel deserto e la volevano lasciare là; e se qualcuno ti lascia nel deserto ti secchi e muori.
Per me il coraggio è una forza che ti spinge a fare cose che vuoi superare o affrontare le paure. Quando mi arrabbio tanto mi sento coraggiosa.

Luigi: Io ho paura del buio, la sera quando non ho paura vedo quanto coraggio c’è quando accendo la luce. Ho molta paura anche quando sto da solo, allora per farmi coraggio chiamo altre persone. 🐱‍👤

Tamim 2 : Per me il coraggio è quando io non parlo con nessuno e mi sento solo, e vado a scuola per stare con i miei amici. 😶

IL coraggio disegnato dalla quinta A

Dove abbiamo visto il coraggio nel libro “Gli amici nascosti”?

Elia: In una jeep nel deserto che porta le persone in Italia.

Jordi: In Taiba che protegge la sua casa bloccando la porta con il suo corpo nascondendo la chiave nel velo.

Bianca: Nel sollievo di Taiba che ha cacciato i ladri del deserto con un sasso.

Asmae: In Taiba che sta pensando a un piano per andare in Norvegia per raggiungere suo marito in Norvegia.

Salima: In Taiba che voleva scappare perché c’era delle persone che la inseguivano.

Ascolta qui

Incontro con l’autrice Cecilia Bartoli

Scoprire insieme all’autrice come la storia di Taiba e Robera è diventata il libro edito da Topipittori

Io con mio figlio, paura, tutte persone piangere. Il mare alto, così così [grandi grandi onde]. Tredici bambini, duecentocinquanta persone, nave grande. Cinque giorni il mare così così [grandi onde]. Tutti stretti, arriva acqua, tutti i vestiti bagnati. Lacrime, tutti tutti. I soldi nella borsa, i soldi nascosti nella cintura. Acqua e biscotti nella borsa. Robera e tutti i bambini sta male, vomita. Robera dice: “Mamma, dove io?”. Ha visto qua acqua, qua acqua, acqua, tutto intorno. Io: “Aspetta, Robera, dopo Italia”. Robera: “No, subito!”. Telefoniamo in Italia: “Aiutate, aiutate!” Arriva elicottero, butta giubotti di salvataggio. Poi venuta barca grande, tutti i bambini in barca grande, tre donne incinta. La barca grande tira la barca piccola. Robera va sulla grande con i bambini, io piango: “Dove è il mio bambino?”.

Come, la storia raccontata da Taiba, donna etiope conosciuta a Roma da Cecilia Bartoli, diventa una storia per bambini con la voce narrante di Robera, suo figlio? Qui Cecilia, autrice del libro, lo racconta agli studenti delle due quinte elementari.

L’incontro con l’autrice è sempre un momento speciale nel percorso di lettura collettiva del libro. Gli studenti delle quinta aspettano dal primo giorno di guardare in faccia e conoscere la donna che ha ascoltato la testimonianza dei protagonisti del libro, per riempirla di domande su dove siano ora Taiba e Robera, su come sono e su come erano.

Perché le persone partono

A partire dal viaggio di Taiba e Robera ci siamo chiesti per quale motivo, secondo noi, le persone lasciano la propria casa

“Ma i viaggi dei miei genitori non erano viaggi qualsiasi, soprattutto quando le cose si sono messe un po’ maluccio con la polizia e siamo dovuti andare via dall’Etiopia: prima il papà, poi la mamma. Noi oromo, come gli altri etiopi, non possiamo viaggiare come ci pare sui treni e sugli aerei: quelli che comandano non ti fanno uscire dal paese, altrimenti, di sicuro, scapperebbero quasi tutti. Per andarsene, servono permessi speciali; è possibile averli solo con la corruzione, servono, cioè, molti soldi. Senza questi permessi, se la polizia ti trova, ti mette in prigione fino a non si sa quando, e poi ti rispedisce indietro.”

Leggendo le pagine de Gli amici nascosti abbiamo scoperto che viaggiare non è così facile per tutti. Abbiamo preso in mano i passaporti di diversi paesi del mondo, e giocando abbiamo imparato a capire che purtroppo avere un passaporto diverso significa anche avere possibilità diverse di muoversi per il mondo.

“Arrivati a Kufra, che è la prima città della Libia che si incontra dopo il deserto, non riuscivo a stare in piedi per la sete. Quando ho visto l’acqua, volevo tuffarci dentro la testa e berne cento litri, ma la mamma mi ha preso a schiaffi e mi ha spiegato che molte persone, facendo così, muoiono soffocate, perché quando si arriva dal deserto con la gola secca che non è più abituata all’acqua, bisogna bere molto, molto piano, un goccio piccolo per volta e aspettare. Una specie di tortura; però ogni goccio d’acqua è buonissimo e dopo non puoi più scordarti quanto è buona l’acqua”.

Conoscere un mediatore culturale

Insieme a Henry Brunide, mediatore culturale di Asinitas, impariamo a cantare in lingua lingala, la parola “etnia” e cosa significa vivere lontani da casa propria

Ritrovandoci al secondo incontro, abbiamo appreso quanto ogni bambino, di entrambe le classi, si ricordasse anche il più piccolo dettaglio della storia: chi beve la prima tazza di caffè, in Etiopia, viene chiamato il fortunato; Taiba è soprannominata gheg’na, la coraggiosa; Robera è nato a Khartoum, dove il Nilo bianco e il Nilo azzurro si incontrano; gli Oromo sono un’etnia dell’Etiopia con una lingua e una cultura tutta loro, ma chissà perché sono vittime di tante ingiustizie.

Insieme a Henry, il nostro mediatore culturale congolese, torniamo a prendere in mano il microfono e lo intervistiamo: da dove vieni? Quanti anni hai? Perché sei venuto in Italia e hai lasciato il tuo paese? Ma anche: Di che squadra sei? Quale cibo ti piace? Qual è il tuo animale preferito?

Henry ci insegna una canzone originaria del suo paese, immediatamente ne ricordiamo le parole e la cantiamo insieme. Ci salutiamo con la promessa di imparare anche la seconda strofa al rientro dalle vacanze.

Insieme ad Henry scopriamo che in un “gruppo etnico” le persone condividono una cultura, una storia, una lingua, un territorio, una religione e rivendicano per questo una identità comune.

Che i bantu sono quasi in tutta l’Africa però la popolazione è concentrata al centro dell’Africa nei paese come la Repubblica Democratica del Congo, e la Repubblica del Congo, ma anche il Gabon, Angola, Centroafrica e così via. Ma Lingala si parla oggi solo nei due paesi del Congo. Tuttavia Lingala essendo il derivante della lingua kikongo oppure Kongo, tutti gli altri paesi che sono intorni a questi due paesi capiscono più meno la lingua Lingala perché tanto tempo fa tutti quei popoli vivevano in un solo regno.

Ed il significato di KONGO è allo stesso tempo leone, leopardo, ghepardo, pantera. E per questo il leone l’animale preferito di Henri!

Ascoltare una storia

Primo incontro con le scuole Balzani e Iqbal Masih dell’Istituto Comprensivo Salacone

Il bisogno di ascoltare storie e di qualcuno che ce le racconti ad alta voce. Non c’è un solo modo di ascoltare e non importa quanto rumore ci sia di sottofondo. Quel bisogno lo ritroviamo antico in ognuno di noi.

Incontriamo due quinte elementari di due scuole del quartiere di Tor Pignattara per leggere insieme Gli Amici Nascosti, scritto da Cecilia Bartoli ed edito da Topittori.

Arriviamo alle 8.30 alla scuola Baracca dell’Istituto Comprensivo Salacone, è lunedì mattina e fa piuttosto freddo. La classe della maestra Alfonsina ci aspetta al campo da basket con in mano degli stuoini colorati, ne hanno portati anche per noi. La lezione oggi si fa all’aperto, seduti a terra. Cerchiamo uno spicchio di sole e ci mettiamo in cerchio: comincia la nostra mattinata insieme, ci riscaldiamo, ci presentiamo con la voce e con il corpo.

Il tempo del racconto è un tempo prezioso e molto spesso è imprevedibile. I bambini aprono i loro stuoini, si tolgono le scarpe e vi si sdraiano sopra. Ci immergiamo in un silenzio apparentemente soporifero nelle parole di Robera, il bambino protagonista della nostra storia che in prima persona racconta del viaggio che fa con la mamma Taiba per arrivare in Italia.

Subito dopo ci trasformiamo in giornalisti e ci intervistiamo a vicenda: qualcuno fa le domande, con il registratore in mano, e qualcuno cerca di rispondere.

Chi sono gli Oromo?

Perché Taiba e Robera sono costretti a scappare?

Perché Taiba, viene chiamata gheg’na, la coraggiosa?

Con la quinta della scuola Iqbal Masih troviamo un altro tipo di ascolto. È un ascolto tratteggiato da un brusio di fondo di voci di bambini di altre classi che ci giocano intorno, in un cortile chiassoso fatto di ricreazioni scaglionate per evitare troppi assembramenti. Non riusciamo a metterci in cerchio, eppure ne fanno tutti parte, ognuno a suo modo, o vi ci orbitano attorno. Matteo fa tante domande durante la lettura, un po’ per il gusto di interromperla, un po’ perché vuole sapere davvero che cosa succederà dopo. Non fa altro che interagire con Luca, che sta leggendo, a un certo punto si alza e si mette alle sue spalle per sbirciare le pagine del libro. Sebastian è seduto lontano, ma poco a poco, in silenzio, si avvicina e si siede vicino a noi; e poi c’è Leonardo, che all’inizio non voleva partecipare e faceva di no con la testa e invece adesso è seduto immobile e ha gli occhi spalancati.

Inconto con l’autrice 5B


Cecilia Bartoli ha incontrato Taiba e Robera nella scuola di italiano Asinitas, dove lei faceva la mestra.
– Perchè Taiba ti ha raccontato la sua storia?
– Taiba non mi ha raccontato la sua storia, ma è stato Robera…
“incontravo Robera su richiesta della scuola, che inizialmente lui rifiutava, stando a lungo nascosto sotto i banchi o dentro gli armadietti.
Come si parla a un bambino che non conosce la tua lingua? Niente, non si parla: si ascolta. E non parole, ma gesti, sguardi, suoni”

VIDEO dell’incontro

Incontro con l’autrice! 5A

Cecilia Bartoli ha incontrato Taiba e Robera nella scuola di italiano Asinitas, dove lei faceva la mestra.
– Perchè Taiba ti ha raccontato la sua storia?
– Taiba non mi ha raccontato la sua storia, ma è stato Robera…
“incontravo Robera su richiesta della scuola, che inizialmente lui rifiutava, stando a lungo nascosto sotto i banchi o dentro gli armadietti.
Come si parla a un bambino che non conosce la tua lingua? Niente, non si parla: si ascolta. E non parole, ma gesti, sguardi, suoni”

VIDEO 1

VIDEO 2

IL RACCONTO DEL VIAGGIO / 5a Iqbal Masih

Con Mahamadou Kara. Secondo incontro con gli studenti della 5a della scuola primaria Iqbal Masih di Roma

Venerdì 24 gennaio è venuto a trovarci Mahamadou Kara, maliano, in Italia dal 2016. Come Robera, protagonista del libro, Kara ha superato il deserto e il mare per poi sbarcare in Sicilia. Le parole di Robera e quelle di Kara si sono sovrapposte. Ognuno con il suo viaggio.

Prima di partire, gli amici nascosti tra la gente hanno messo insieme tanti soldi, perché abbiamo dovuto pagare molti dollari a quei signori che guidano le macchine per il viaggio”

In ogni macchia ci stavamo in trenta quindi eravamo strettissimi; la maggior parte di noi stava sul tetto. Sul tetto c’era più aria, però bisogna stare attenti e tenersi forte, soprattutto di notte, quando hai sonno, perché il deserto è deserto e non c’è nessuno, quindi le macchine corrono velocissime, così veloci che se caschi nessuno si ferma a raccoglierti”.

Delle persone che erano con me in quel viaggio non ricordo nemmeno un nome, anche se siamo stati tanti giorni insieme”.

In Libia ho sentito dire che le prigioni sono le peggiori al mondo. Ho finalmente capito che chi dice che la Libia è un paradiso o è libico o non c’è mai stato”.

“Da Kufra siamo andati a Tripoli, una grande città sul mare, e lì abbiamo tovato subito molti amici nascosti“.

Su una mappa abbiamo cercato il viaggio fatto da Taiba, partita dall’Etiopia e poi con Robera da Khartoum – sulle rotte orientali – e il viaggio fatto da Kara partendo dal Mali – sulle rotte occidentali – .

Sono in Italia dal 2016, ora vivo e lavoro qui.

Abbiamo parlato del viaggio, del vivere lontano dalla propria terra e dalla propria famiglia. Del valore dei passaporti e sul sito Passpot index abbiamo scoperto che i passaporti possono essere messi in una classifica, come le squadre del campionato di calcio; perché nel mondo di oggi il diritto a viaggiare e a muoversi liberamente, per cercare la propria vita, dipende dal paese nel quale nasci.

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